Dio Amore nella Bibbia.
Dio Amore nel Nuovo Testamento.
Dio Amore nella creazione.
Amico di Gesù!
Febbre d'Amore!
Chi è Gesù? Cosa è venuto a fare sulla terra?
Dio dove sei? Se Dio esiste veramente, perché permette il male?
Come posso trovare Dio?
Dio Amore nella Bibbia.
A una persona che si avvicini alla lettura delle Sacre Scritture potrebbe sembrare di cogliere alcune incongruenze tra il Dio di cui si parla nell’Antico Testamento, che nell’immaginario di molti ha un aspetto più severo e distante, e l’Iddio descritto nel Nuovo Testamento in cui spesso si presenta come Dio d’amore e sensibile alle difficoltà umane; c’è da dire che già anticamente si svilupparono diverse correnti eretiche (come il marcionismo) in cui addirittura veniva professata la diversità dei due soggetti: un dio autore del “vecchio patto” e un dio pieno d’amore e grazia venuto a salvare il mondo e descritto nel Nuovo Testamento... In realtà non esiste nessuna differenza, ma Dio è unico, lo è sempre stato, Egli è lo stesso “ieri, oggi e sempre!” (Ebrei 13:8), la Parola è molto chiara a riguardo!
Ciò che è differente è il patto che Dio ha fatto con l’uomo nel corso della storia, perciò si parla di “vecchio patto” e “nuovo patto”, ma il principio che spinge Dio a relazionarsi con l’uomo è unico: il Suo amore! Forse nell’Antico Testamento ci impressionano le punizioni e i castighi perché essi erano spesso immediati, ma se leggiamo attentamente sia l’Antico che il Nuovo Testamento, ci accorgeremo che lo stesso Gesù, che meglio di tutti incarna l’amore del Padre, più volte parlò delle conseguenze del peccato in maniera anche più drastica dei profeti dell’Antico Testamento.
E’ dunque per poter trattare l’argomento in maniera più approfondita che ho deciso di suddividere questa riflessione in due tappe, e non perché Dio abbia dimostrato due caratteri diversi nel corso degli anni, anzi, come vedremo l’amore di Dio è il filo conduttore in tutta la narrazione biblica dei rapporti tra il Creatore e l’umanità. Il vecchio patto contiene numerose anticipazioni del nuovo, gesti profetici di qualcosa che dovrà accadere in seguito (un esempio per tutti è l’agnello pasquale del rito ebraico - il cui sangue salvò gli ebrei dall’angelo della morte - che è figura dell’Agnello di Dio, cioè Gesù, per il cui sangue ogni credente riceve il perdono dei peccati). Possiamo dire quindi che i nostri padri nella fede dell’Antico Testamento vivevano un’alleanza che sarebbe stata completata con la venuta di Gesù in carne ed ossa sulla Terra, ma già permeata e fondata sull’amore di Dio.
Dio amore nell’Antico Testamento.
Il Signore passò davanti a lui proclamando: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di grazia e di fedeltà, che conserva il suo favore per mille generazioni, che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato, ma non lascia senza punizione, che castiga la colpa dei padri nei figli e nei figli dei figli fino alla terza e alla quarta generazione». (Esodo 34:6-7 )
Voglio esordire citando questo passo, in cui Mosè si trova sul Monte Sinai per ricevere la Legge, per affermare come il Signore, nel sancire la Sua alleanza con il popolo, si presenti come Dio d’amore, misericordioso, molto più propenso a favorire che a punire; in effetti, in queste poche righe, è il Padre stesso a rivelare alcuni aspetti del Suo carattere sempre pronto al perdono, all’amore e alla pace, ma non per questo disposto a rinunciare alla Sua giustizia.
A volte le immagini dei castighi divini narrati dalla Bibbia ci sembrano troppo tremendi per essere concepiti e finalizzati all’amore. Tuttavia a un lettore attento non sfuggono le circostanze e le motivazioni che portavano Dio a decidere di intervenire con delle punizioni, ciò che faceva scattare il castigo.
Sempre per rimanere nel contesto temporale in cui il Signore si serviva di Mosè per guidare Israele, troviamo un intero popolo che ha visto con i propri occhi Dio compiere grandi meraviglie e miracoli e che è stato appena liberato da una tremenda schiavitù di secoli, che dopo poche settimane di attesa ai piedi del Sinai abbandona Dio, si costruisce un vitello d’oro e si da a peccati come la ribellione, l’idolatria, ecc… Questi atteggiamenti portarono lo stesso Mosè a definire Israele “un popolo di collo duro” (Esodo 34:9),pronto a voltare le spalle al Signore; un triste e lungo elenco di tutte le abominazioni che il popolo di Israele commise nel corso degli anni sotto la guida di numerosi re che rigettarono l’Eterno, è contenuto nei libri dei Re. Leggiamo così che in tutto il Paese venivano costruiti idoli e templi alle divinità pagane che Israele adorava e serviva, veniva praticata la divinazione, la prostituzione sacra e addirittura il sacrificio dei bambini.
Nonostante ciò, Dio non ha mai smesso di amare Israele perciò più volte intervenne per correggerlo, non smise di inviare profeti che ammonivano con parole e gesti duri, con i quali il Signore cercava di convincere i Suoi figli a tornare a Lui, come successe a Ninive in cui il profeta Giona si recò e dichiarando che Dio a breve avrebbe distrutto la città (Giona 3:4); a quella notizia l’intera città, a cominciare dal re, si pentì e si convertì al Signore, così “Dio vide le loro opere, che cioè si erano convertiti dalla loro condotta malvagia, e Dio si impietosì riguardo al male che aveva minacciato di fare loro e non lo fece.” (Giona 3:10).
Ecco perché coloro che conoscono bene l’amore di Dio e la Sua fedeltà, come il profeta Geremia, possono esclamare: “Le misericordie del Signore non sono finite, non è esaurita la sua compassione; esse son rinnovate ogni mattina, grande è la sua fedeltà.” (Lamentazioni 3:22-23).
Tutti le volte in cui Dio interviene lo fa perché ama i Suoi figli e vuole salvarli da qualcosa che è peggiore della morte stessa, e cioè vivere l’Eternità lontano da Lui; a tal proposito, nell’Epistola agli Ebrei è chiarito molto bene che la correzione è un’espressione dell’amore paterno di Dio (Ebrei 12:5-8).
Riassumendo: dove possiamo vedere nell’AT l’amore di Dio per il suo popolo?
Fin dai tempi di Abramo Dio ha chiamato, ha cercato una relazione con l’uomo stabilendo con lui un’alleanza, un patto, promettendo la terra promessa, pace, sicurezza, camminando fianco a fianco con lui, ascolta, risponde, interviene, libera, ecc… oggi come allora. Fu per la durezza del popolo, per i ripetuti tradimenti, per il continuo venir meno al patto (a cui Dio, per altro, rimase sempre fedele) che Israele andò incontro a sofferenze per cui Dio non prova nessun piacere.
Il Signore per amore dei Suoi figli ha più volte confermato il Suo patto, come ricordano le parole del profeta Isaia “Anche se i monti si allontanassero e i colli fossero rimossi, l'amore mio non si allontanerà da te, né il mio patto di pace sarà rimosso», dice il SIGNORE, che ha pietà di te.” (Isaia 54:10 vers. Nuova Riveduta).
Anche nei momenti più difficili Egli non ha mai completamente abbandonato il Suo popolo, si è sempre conservato un residuo, dei figli con cui tornare a manifestare la Sua paternità amorevole e su cui riversare le benedizioni e le promesse.
Leggendo le pagine delle Sacre Scritture bisogna ammettere che la storia del rapporto tra Dio e l’uomo è la storia di un amore sconfinato che viene ripetutamente tradito; questo amore che Dio ha nei nostri confronti, non è un sentimento freddo e distaccato, ma al contrario una passione molto forte, del resto è Egli stesso a dichiarare “…perché il Signore si chiama Geloso: egli è un Dio geloso.” (Esoso 34:14).
Vorrei concludere questa riflessione in cui abbiamo gettato un rapido sguardo sulle manifestazioni del grande amore che Dio nutre da sempre per i Suoi figli, con le commoventi parole che il Signore dice al profeta Osea nonostante l’infedeltà di Israele. Vi lascio con questo brano struggente e vi do appuntamento al prossimo approfondimento.
«Quando Israele era fanciullo, io lo amai e chiamai mio figlio fuori d'Egitto.
Egli è stato chiamato, ma si è allontanato da chi lo chiamava; hanno sacrificato ai Baali, hanno bruciato incenso a immagini scolpite!
Io insegnai a Efraim a camminare, sorreggendolo per le braccia; ma essi non hanno riconosciuto che io cercavo di guarirli.
Io li attiravo con corde umane, con legami d'amore; ero per loro come chi solleva il giogo dalle mascelle, e porgevo loro dolcemente da mangiare.
Israele non tornerà nel paese d'Egitto; ma l'Assiro sarà il suo re, perché hanno rifiutato di convertirsi.
La spada sarà brandita contro le sue città, ne spezzerà le sbarre, ne divorerà gli abitanti, a motivo dei loro disegni.
Il mio popolo persiste a sviarsi da me; lo s'invita a guardare a chi è in alto, ma nessuno di essi alza lo sguardo.
«Come farei a lasciarti, o Efraim? Come farei a darti in mano altrui, o Israele? Come potrei renderti simile ad Adma e ridurti allo stato di Seboim?
Il mio cuore si commuove tutto dentro di me, tutte le mie compassioni si accendono.
Io non sfogherò la mia ira ardente, non distruggerò Efraim di nuovo, perché sono Dio, e non un uomo, sono il Santo in mezzo a te, e non verrò nel mio furore.
Essi seguiranno il SIGNORE, che ruggirà come un leone, poiché egli ruggirà, e i figli accorreranno in fretta dall'Occidente.
Accorreranno in fretta dall'Egitto come uccelli e dal paese d'Assiria come colombe; io li farò abitare nelle loro case», dice il SIGNORE.(Osea 11:1-11 vers. Nuova Riveduta)
Dio Amore nel Nuovo Testamento.
“Dio è amore; chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui.” (1Giovanni 4:16b)
Il Nuovo Testamento con chiarezza afferma e ribadisce più volte che Dio è amore. Non a caso i versi precedenti sono stati scritti da San Giovanni, che era chiamato “Apostolo dell’amore” perché è colui che concentrò maggiormente i suoi sforzi nel raccontare l’amore di Dio e nel cercare di descrivere questo aspetto del carattere del Padre.
Per tale motivo, oltre che per brevità, in questa riflessione concentreremo la nostra attenzione maggiormente sugli scritti di San Giovanni, e in aggiunta citeremo dei versi di San Paolo.
Esaminando il Nuovo Testamento notiamo come tutte e tre le persone della Trinità, nell’economia della salvezza, mostrano un grande amore per l’umanità intera; del resto la narrazione neo-testamentaria è tutta concentrata attorno alla missione di salvezza di Dio (Padre, Figlio e Spirito Santo).
Il Padre mostrò il Suo amore quando decise, nell’eternità, di sacrificare Suo Figlio per l’espiazione dei nostri peccati. Non a caso il profeta Isaia afferma “il castigo per cui noi abbiamo pace è caduto su di Lui...”.
L’episodio della crocifissione però, mi ricorda, un altro evento svoltosi ai tempi di Abramo, quando Dio, per mettere alla prova la sua fede, chiese al Suo amico Abramo il sacrificio del suo figliolo più amato. La decisione di Abramo fu di ubbidire alla voce di Dio, ma nel momento in cui egli stava per compiere il sacrificio, fu fermato dal Signore che mandò un angelo a interrompere quello che sarebbe stato un sacrificio inutile (cfr. Genesi 22:1-19).
Non fu così per il Figlio di Dio, L’Unigenito Figlio del Padre, il quale ebbe un destino del tutto diverso: nessun angelo fu inviato ad interrompere il sacrificio e le sofferenze di Cristo, essendo Egli l’unico Agnello senza macchia e senza difetto che poteva realmente togliere il peccato dal mondo.
Dio guardò con il cuore straziato dal dolore il proprio Figlio soffrire le atroci pene inflittegli dalle stesse persone che amava e che desiderava salvare.
Alla croce l’amore del Padre compì un gesto estremo e profondo che cambiò le sorti dell’umanità una volta e per sempre, distruggendo finalmente quel “documento a noi ostile, i cui comandamenti ci condannavano, Egli l'ha tolto di mezzo, inchiodandolo sulla croce...”( Colossesi 2:14).
La scelta del Padre di mandare Gesù a morire per noi fu un gesto d’amore ed è per questo motivo che nel suo Vangelo Giovanni afferma “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in Lui non muoia, ma abbia la vita eterna.” (Giovanni 3:16).
Il Figlio manifestò l’amore quando decise di incarnarsi.
Lo scrittore agli Ebrei, richiamando le parole di un salmo profetico, afferma che il Figlio di Dio rispose all’invito del Padre dicendo: “Allora ho detto: "Ecco, vengo"(nel rotolo del libro è scritto di me) "per fare, o Dio, la tua volontà"».” (Ebrei 10:7).
E’ importante comprendere che Gesù era in piena armonia con il Padre e scelse di venire a patire tutte quelle sofferenze per amore nostro.
In effetti, San Giovanni nel prologo del suo Vangelo afferma che nel principio era il Verbo (“logos”), il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio (non “un dio” come alcuni erroneamente traducono),…. poi si fece carne e abitò tra gli uomini (Giovanni 1:1-14).
Con la Sua decisione di incarnarsi, Gesù accettò di lasciare la gloria di cui era circondato presso il Padre, compiendo ciò che in teologia è chiamata “kenosis” che significa letteralmente "svuotamento" ed esprime l’autosvuotamento del Logos divino al momento dell'incarnazione, come afferma San Paolo ai Filippesi: “ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana,umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce.” (Filippesi 2:7-8)
Inoltre, Gesù disse “chi ha visto me ha visto il Padre” (Giovanni 14:9).
Egli in tutta la durata della Sua vita mostrò il carattere di Dio Padre, soprattutto il Suo amore; possiamo, infatti, affermare che il Figlio è venuto a far conoscere e a mostrare l’amore del Padre, sovente scagliandosi contro il formalismo religioso degli scribi e dei farisei.
Un esempio emblematico, narrato sempre dal Vangelo di Giovanni, è quello della donna adultera che sta per essere lapidata (Giovanni 8:1-11) e viene salvata da Gesù che pronuncia la famosa frase “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei” rimproverandoli per la loro condotta e per aver fallito nel ruolo di guide che Dio aveva assegnato loro.
Gesù mostrò l’amore quando, per compassione, sfamò le folle, fasciò i cuori rotti, consolò gli afflitti, ecc...
Anche nei Suoi sermoni e insegnamenti si può scorgere l’amore di Dio, ad esempio quando diceva alle folle “Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente; ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l'altra;” (Matteo 5:38-39);
rivoluzionando quelli che erano alcuni concetti radicati nel giudaismo e mostrando la corretta interpretazione del pensiero di Dio.
Lo Spirito Santo è, come lo definisce sant’Agostino, “il legame d’amore che unisce Padre e Figlio”, ed è proprio Lui che ha sparso l’amore di Dio nei nostri cuori (Romani 5:5).
Egli è il “Paraclito” che Gesù aveva promesso e che scese a Pentecoste, cioè il consolatore, soccorritore e avvocato, è Lui che ci fa innamorare del Padre e del Figlio, che ci ricorda le parole del Maestro, illuminandoci sui Suoi insegnamenti. Lo Spirito Santo ci consiglia, ci guida e ci sostiene; Egli non solo lega il Padre e il Figlio, ma lega profondamente tutti noi al Padre e al Figlio (cfr. Giovanni 14:16-21) e ci lega l’uno all’altro. Infatti è scritto “cercando di conservare l'unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace”(Efesini 4:3).
Sempre sant’Agostino parlando della Trinità diceva: “…per grazia Sua siamo una cosa sola tra noi e un solo spirito con Lui perché la nostra anima è incollata a Lui…”
Senza lo Spirito Santo non riusciremmo a capire, né a riconoscere l’amore di Dio.
A conclusione di queste due riflessioni volevo sottolineare l’efficacia del piano d’amore di Dio che è riuscito a rimediare alle conseguenze del peccato e della disubbidienza dell’uomo, e a riparare la breccia che noi stessi avevamo creato.
Per farlo vorrei portare alla vostra attenzione due episodi che si trovano rispettivamente all’inizio e alla fine della Bibbia; Genesi ed Apocalisse.
Nella Genesi, all’inizio della storia dell’uomo, leggiamo che Adamo trasgredì i comandamenti di Dio e meritò il castigo e la cacciata dall’eden. In Genesi 3:24 abbiamo la chiara immagine di Dio che rende inaccessibile, all’uomo, l’albero della vita, mettendo a guardia dei cherubini con la spada fiammeggiante il cui compito era di custodire l’albero della vita.
Nel libro dell’Apocalisse il Signore ci fornisce, un’altra immagine: grazie all’opera del Cristo (che non a caso San Paolo definisce l’ultimo Adamo), vediamo la città santa con al centro proprio quest’albero della vita, di nuovo accessibile all’uomo. Questo sta a significare che Dio ha usato misericordia verso l’uomo, perdonandolo completamente e garantendogli di nuovo l’accesso all’Albero della vita !
In conclusione vi lascio con le bellissime parole di San Paolo, che nella seconda epistola ai Corinzi 5:14-21dice:
“Infatti l'amore di Cristo ci costringe, perché siamo giunti a questa conclusione: che uno solo morì per tutti, quindi tutti morirono; e ch'egli morì per tutti, affinché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro. .. Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove. E tutto questo viene da Dio che ci ha riconciliati con sé per mezzo di Cristo e ci ha affidato il ministero della riconciliazione. Infatti Dio era in Cristo nel riconciliare con sé il mondo, non imputando agli uomini le loro colpe, e ha messo in noi la parola della riconciliazione. Noi dunque facciamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro; vi supplichiamo nel nome di Cristo: siate riconciliati con Dio. Colui che non ha conosciuto peccato, egli lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui.” (Nuova Riveduta)
Dio Amore nella creazione.
Premessa
Cari lettori, il nostro Dio è un Dio d’amore.
Molti sono alla ricerca di Dio, ma non tutti riescono ad arrivare a questa conclusione; gran parte delle religioni, infatti, mettono in risalto maggiormente la santità, la potenza e la grandezza di Dio (vedi, ad esempio l’Islam con il famoso motto “Allah akbar!”). Anche attraverso l’osservazione stessa della creazione e delle meraviglie della natura, cioè attraverso quella che in teologia è chiamata “rivelazione naturale”, si può arrivare a comprendere la fantasia, la sapienza e la potenza di Dio, ecc…
La Parola di Dio, però, ci rivela chiaramente che Dio è Amore.
1 Giovanni 4:16 - Noi abbiamo riconosciuto e creduto all'amore che Dio ha per noi. Dio è amore; chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui.
Le parole dell’apostolo sconvolgono completamente l’opinione che ci si può fare di Dio, rivelandone la Sua essenza più profonda, cioè l’amore.
In effetti Gesù è venuto a mostrare “l’immagine dell’invisibile Dio” (Colossesi 1:15). È lui stesso ad affermarlo quando Filippo gli chiese: “Signore, mostraci il Padre e ci basta” e Lui rispose: “Da tanto tempo sono con voi…Chi ha visto me ha visto il Padre” (Giovanni 14:8-9). Osservando Gesù in azione, quindi, possiamo vedere il Padre. Guardando come il Signore aveva pietà delle persone che avevano più bisogno, come le ascoltava, le guariva, impiegando tutte le Sue energie per aiutarle; come non cercava mai il soddisfacimento dei propri bisogni o i complimenti da parte degli altri, come amava stare in compagnia della gente che era emarginata dalla società, dei più deboli…In tutto questo, ed altro ancora, Gesù ci ha mostrato in maniera pratica il carattere del Padre, quello che c’è nel Suo cuore immenso. Lo ha fatto fino a quell’incommensurabile atto d’amore che è il donare la propria vita per noi, perché Dio glieLo ha chiesto.
Giovanni 3:16 - Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna.
Così ci ha amati il Padre: donando la vita del Suo Figlio prediletto per riscattare quella di chiunque creda in Lui.
Attraverso questo percorso di riflessioni vogliamo provare a comprendere meglio l’amore di Dio per noi uomini, esaminando alcuni aspetti della nostra storia e della nostra vita quotidiana in cui si è manifestato e si manifesta concretamente l’amore di Dio.
Dio Amore nella creazione.
L’atto stesso della creazione è un gesto d’amore. Contrariamente a quanto pensano in molti, l’umanità e il creato in generale, non sono il frutto di una combinazione o di un evento non previsto…tutt’altro: la creazione è il frutto di un meraviglioso atto d’amore pianificato e voluto, in particolare noi uomini siamo stati desiderati e amati dal Padre sin dal principio.
Salmi 138:13-17 Sei tu che hai creato le mie viscere e mi hai tessuto nel seno di mia madre. Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio; sono stupende le tue opere, tu mi conosci fino in fondo. Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto, intessuto nelle profondità della terra. Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi e tutto era scritto nel tuo libro; i miei giorni erano fissati, quando ancora non ne esisteva uno. Quanto profondi per me i tuoi pensieri, quanto grande il loro numero, o Dio;
Nelle prime pagine della Genesi possiamo vedere che Dio dopo aver creato ogni cosa si dichiara soddisfatto del suo operato (Genesi 1:31). La creazione, così come concepita dalla mente e dalle mani del Signore, era perfetta in ogni cosa; solo con la caduta dell’uomo e la sua disubbidienza (il cosiddetto “peccato originale”) il male è entrato nel mondo, e, come conseguenza, la morte. Molti, infatti, dubitano dell’esistenza di un Dio d’amore chiedendosi “come può un Dio che dice di amare le persone,permettere che accadano tutte queste cose brutte?” e altre domande simili.
Purtroppo l’uomo ha consapevolmente e reiteratamente scelto di trasgredire i comandamenti di Dio, allontanandosi dal Suo amore ed Egli, che è un Dio giusto, avendo concesso il libero arbitrio, ha dovuto assistere mentre, Suo malgrado, la Sua creatura prediletta si allontanava dal Suo progetto, da ciò che aveva preparato fin dal principio, cioè un mondo pieno di felicità e privo di male, colmo della Sua presenza e protezione.
A causa della disubbidienza dell’uomo anche il resto della creazione “geme ed è in travaglio” e, come i figli di Dio, anche la creazione aspetta il ritorno del Signore che ristabilirà la sua pace e il suo ordine.
Romani 8:19-22 La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa infatti è stata sottomessa alla caducità - non per suo volere, ma per volere di colui che l'ha sottomessa - e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto;
Oggi la natura, specie se osserviamo alcuni particolari fenomeni, ci può apparire spietata e crudele, ma anche in questo caso la Parola di Dio rivela ciò che invece è nei piani del nostro Padre da sempre, ossia un mondo dove “Il lupo dimorerà insieme con l'agnello…” (Isaia 11:6), dove “avrà stabile dimora la giustizia”(2 Pietro 3:13). Troppo spesso ce la prendiamo con Dio perché vediamo catastrofi e disastri in diverse parti della Terra: terremoti, uragani e cataclismi vari…Dovremmo invece ammettere che la causa della presenza del male, così come dei disordini, anche naturali, nel mondo e di tutte le conseguenze, è nostra, della nostra disubbidienza e della libertà d’azione che abbiamo concesso al Diavolo.
Per non parlare poi di tutti i danni che l’umanità causa direttamente alla creazione per la sete di potere e la sconsiderata e infinita ricerca di ricchezza…come risultato oggi è difficile trovare anche solo un po’ di aria pura, o qualcosa che non sia inquinato o contaminato.
E pensare che la Bibbia ci rivela che tutto ciò che Dio ha creato, l’ha creato per noi, per la Sua creatura preferita: le albe, i tramonti, la dolcezza dei fiori, i colori del cielo, l’immensità degli oceani, ogni meraviglia che i nostri sensi possono percepire, il nostro Dio l’ha pensata e creata appositamente per noi. Tant’è che il Salmista esclama nel Salmo 8: O Signore, nostro Dio, quanto è grande (“magnifico” vers. Nuova Riveduta) il tuo nome su tutta la terra: sopra i cieli si innalza la tua magnificenza … Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissate, che cosa è l'uomo perché te ne ricordi e il figlio dell'uomo perché te ne curi? Eppure l'hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato: gli hai dato potere sulle opere delle tue mani, tutto hai posto sotto i suoi piedi; tutti i greggi e gli armenti, tutte le bestie della campagna; Gli uccelli del cielo e i pesci del mare, che percorrono le vie del mare. O Signore, nostro Dio, quanto è grande il tuo nome su tutta la terra.
Risulta impossibile non riconoscere in queste parole l’infinita tenerezza di un Padre che nutre un profondo desiderio di rendere felici i Suoi figli, facendo loro dei doni meravigliosi.
Un cuore riconciliato con Dio riesce a riconoscere all’interno della creazione i segni inconfondibili dell’amore del Padre; come dice San Paolo, infatti, è lo Spirito Santo che spande l’amore di Dio nei nostri cuori. Un cristiano che vive un rapporto sano con Dio riesce a filtrare attraverso i danni e la rovina che devastano la creazione e a riconoscere ancora oggi la creazione stessa come un dono stupendo da amare, rispettare e preservare per le generazioni future, essendo depositari di ciò che Dio ci ha affidato.
Oggi il tema del rispetto ambientale ricorre frequentemente anche nei diversi incontri e manifestazioni di stampo ecumenico, a testimonianza di come la Chiesa si stia sensibilizzando sempre di più verso tali importanti tematiche; in tal senso mi fa piacere citare un recente evento, datato 1 settembre 2010, ossia la 5ª Giornata per la salvaguardia del Creato: “CUSTODIRE IL CREATO, PER COLTIVARE LA PACE”.
Vorrei concludere questa breve riflessione dicendo che l’incontro personale con Gesù (insieme alle molte altre cose!), permette di riconoscere l’amore di Dio in tutto il creato…persino nella morte! Un esempio lampante di questo vero e proprio miracolo è quello di San Francesco d’Assisi che in una sua bellissima preghiera, il “Cantico delle Creature”, esprime eloquentemente questo concetto, lodando il Signore per tutti i Suoi doni.
Vi lascio pertanto con i versi di questa opera sempre attuale e vi do l’appuntamento al mese prossimo per approfondire insieme un altro aspetto dell’immenso amore di Dio.
"Cantico delle Creature" (parafrasi)
Altissimo, Onnipotente Buon Signore, tue sono la lode, la gloria, l'onore ed ogni benedizione.
A te solo Altissimo, si addicono e nessun uomo è degno di menzionarti.
Lodato sii mio Signore, insieme a tutte le creature specialmente il fratello sole, il quale è la luce del giorno,e tu tramite esso ci illumini.
Ed esso è bello e raggiante con un grande splendore: simboleggia Altissimo la tua importanza.
Lodato sii o mio Signore, per sorella luna e le stelle: in cielo le hai formate, chiare preziose e belle.
Lodato sii, mio Signore, per fratello vento,e per l'aria e per il cielo; quello nuvoloso e quello sereno, ogni tempo
tramite il quale alle creature dai sostentamento.
Lodato sii mio Signore, per sorella acqua, la quale è molto utile e umile,preziosa e pura.
Lodato sii mio Signore, per fratello fuoco, attraverso il quale illumini la notte. E' bello, giocondo, robusto e forte.
Lodato sii mio Signore, per nostra sorella madre terra, la quale ci dà nutrimento e ci mantiene: produce diversi frutti variopinti, con fiori ed erba.
Lodato sii mio Signore, per quelli che perdonano in nome del tuo amore, e sopportano malattie e sofferenze.
Beati quelli che sopporteranno ciò serenamente, perché saranno premiati.
Lodato sii mio Signore per la nostra morte corporale, dalla quale nessun essere umano può scappare,
guai a quelli che morranno mentre sono in situazione di peccato mortale.
Beati quelli che la troveranno mentre stanno rispettando le tue volontà.
La seconda morte, non farà loro alcun male.
Lodate e benedicete il mio Signore, ringraziatelo e servitelo con grande umiltà.
Amico di Gesù!
Lo scopo del cristianesimo è quello di conoscere la “persona meravigliosa” di Cristo e, attraverso l'amicizia di un amico così fedele e buono, possiamo realmente essere liberati dai peccati e dai legami, essere fasciati, perdonati e rivestiti della sua gloria e potenza. Tutto questo lo può fare solo Gesù!
Tanti sono gli esempi di amicizia che ritroviamo nella Bibbia: il primo amico di Dio, infatti, è stato Abramo, nostro padre nella fede, che fu pronto a lasciare tutto quando Dio lo chiamò e, senza esitare, partì verso il luogo che il Signore gli aveva promesso: pur non conoscendo il progetto ubbidì alla sua voce! Oltre ad Abramo, Dio “parlava con Mosè faccia a faccia, come un uomo parla col proprio amico” (Esodo 33:11) e nei Proverbi, Salomone rimarca molto l'importanza di questo valore e i benefici che procura un amico. Rilevante, nei Vangeli, è il rapporto che Gesù aveva con i dodici, con i quali trascorreva gran parte del suo tempo chiamandoli addirittura “fratelli” (Mt 12:49) e ai quali diceva: “Non vi chiamo più servi perchè il servo non sa quello che fa il suo Signore ma vi ho chiamato amici e sarete miei amici se fate le cose che vi comando”.(Giov 15:15)
Queste parole Lui le rivolge, non solo ai discepoli, ma a tutti i credenti e figli di Dio che ubbidiscono alla sua Parola: Gesù desidera avere un rapporto di amicizia con la tua vita e il tuo cuore!
Lui è l'unico che lo conosce a fondo: sa che il cuore dell’uomo è turbolento, pieno di invidia e privo di passione; infatti, temendo che il nemico potesse mettere zizzania tra i suoi discepoli, raccomandò loro di amarsi gli uni gli altri perchè “Non c’è amore più grande di chi dà la vita per i suoi amici e voi siete miei amici!” (Gv. 15:12-14).
Come in tutti i rapporti sinceri, anche nell’amicizia che si ha con Dio ci sono delle regole da rispettare, Egli infatti dice: “vi chiamerò amici se fate le cose che io vi ho comandato”. Non si tratta solo di rispettare i comandamenti (è sempre per la grazia di Dio che noi possiamo dirci suoi amici, è sempre un dono che Lui ci fa), ma di instaurare questa amicizia comprendendo che ci sono molte benedizioni per noi nell’ubbidire alla sua voce.
L' amicizia con Gesù ci rende davvero Figli di Dio e ciò ci permette di chiedere “qualunque” cosa al Padre nel suo nome!(Giov 16:23) Bisogna sempre ricordare che Dio non è una persona trascendente, solitaria, il cui nome non può neppure essere nominato: Gesù è venuto a rivelarci un Padre misericordioso, alla portata di tutti.
Perciò, chiediamo a Gesù di essere suoi amici!Riscopriamo l’amicizia con questo Amico “vivo” che vuole solo farci del bene!
Diventando amici di Gesù e ubbidendo alle sue parole, la sua voce diventerà sempre più forte ed incisiva in noi.
Come ai tempi di Abramo e Mosè, anche oggi c’è una “voce” che parla ai nostri cuori: non si tratta della coscienza, ma di una voce più calda e toccante che però molto spesso facciamo morire non dandole spazio…Ma è veramente Dio che parla o è un’immaginazione? La risposta a questa domanda ce la dà Gesù, quando nella sua Parola dice “Le mie pecore ascoltano la mia voce”! (Giov 10:27) Per cui quando parla il Signore, noi sentiamo che è Lui, ci accorgiamo che è Lui che ci comanda, che ci tranquillizza, che ci fascia e ci incoraggia.
Il Signore ci parla in tanti modi e la prima cosa che vuole fare quando lo ascoltiamo è fasciarci, guarirci, perchè Lui ha cura di noi : Lui è il Buon Pastore!
Spesso noi siamo duri con gli altri e a volte sappiamo esserlo anche con noi stessi, dal momento che il nostro cuore è egoista e poco predisposto al perdono, essendo questo un atto di umiliazione. Dobbiamo invece ascoltare l’invito che Gesù ci fa dicendoci “perdonati figlio mio!”, perchè Lui ha ci ama!
Tutti abbiamo bisogno di Gesù e se riusciamo ad avere un rapporto intimo con il Signore, sarà Lui stesso a riempire totalmente la nostra vita e il nostro cuore e a guidarci con la sua presenza.
Febbre d'Amore!
Luca 7:36-50 Uno dei farisei lo invitò a pranzo; ed egli, entrato in casa del fariseo, si mise a tavola. Ed ecco, una donna che era in quella città, una peccatrice, saputo che egli era a tavola in casa del fariseo, portò un vaso di alabastro pieno di olio profumato; e, stando ai piedi di lui, di dietro, piangendo, cominciò a rigargli di lacrime i piedi; e li asciugava con i suoi capelli; e gli baciava e ribaciava i piedi e li ungeva con l'olio.
Il fariseo che lo aveva invitato, veduto ciò, disse fra sé: «Costui, se fosse profeta, saprebbe che donna è questa che lo tocca; perché è una peccatrice». E Gesù, rispondendo gli disse: «Simone, ho qualcosa da dirti». Ed egli: «Maestro, di' pure».
«Un creditore aveva due debitori; l'uno gli doveva cinquecento denari e l'altro cinquanta. E poiché non avevano di che pagare condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?» Simone rispose: «Ritengo sia colui al quale ha condonato di più». Gesù gli disse: «Hai giudicato rettamente». E, voltatosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Io sono entrato in casa tua, e tu non mi hai dato dell'acqua per i piedi; ma lei mi ha rigato i piedi di lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio; ma lei, da quando sono entrato, non ha smesso di baciarmi i piedi. Tu non mi hai versato l'olio sul capo; ma lei mi ha cosparso di profumo i piedi. Perciò, io ti dico: i suoi molti peccati le sono perdonati, perché ha molto amato; ma colui a cui poco è perdonato, poco ama». Poi disse alla donna: «I tuoi peccati sono perdonati». Quelli che erano a tavola con lui, cominciarono a dire in loro stessi: «Chi è costui che perdona anche i peccati?» Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va' in pace».
La chiave per comprendere questo passo è la Passione e la “Febbre d’amore”.
Due sono le figure che ci vengono descritte: Simone, il fariseo (i farisei erano i dottori della legge che dicevano di conoscere Dio perché esperti della sua Parola), e una peccatrice (probabilmente una prostituta o un' adultera): l'uno rappresenta la “luce”, l'altra una figura fragile e disprezzata, in quanto peccatrice.
Simone simboleggia la vanagloria della religiosità: l' orgoglio di aver ricevuto la grazia di conoscere il Signore e i suoi comandamenti gli permette di disprezzare chi ancora vive nel peccato.
Gesù, invece, nella sua Parola dice che non sono i sani ad aver bisogno del medico e che Lui non è venuto per i giusti ma per i peccatori (Luca 5:31-32). Il vangelo quindi non è per i giusti e i “sani”, ma per i peccatori, i “malati” e per chi ha toccato il fondo! Raramente leggiamo nei Vangeli che il Signore si recava nel tempio; infatti i suoi tre anni di ministerio li ha trascorsi per le strade ad evangelizzare, senza vergognarsi di mangiare con i peccatori, con le persone disprezzate, giudicate e con i pubblicani: motivo per cui è stato più volte criticato dai farisei, i quali non accettavano l' idea che il Messia si “contaminasse” con quel popolo indegno di avere il Signore.
Il Signore spesso, rivolgendosi ai farisei, li chiamava ipocriti, sepolcri imbiancati e addirittura disse loro “i ladri e le prostitute vi precederanno nel Regno dei Cieli” (Mt. 21:31).
Si comprende qui come Gesù arrivò a sconvolgere quella che era la concezione di Dio e della sua Santità. Spesso si rivolgeva ai fanciulli e diceva che di essi è il Regno di Dio e chi non diventa come loro non vi entrerà mai.
Noi siamo liberi di scegliere se essere come Simone che si reputava saggio e giudicava, oppure se avere l’atteggiamento della peccatrice che con le lacrime lavò i piedi di Gesù, li asciugò con i suoi capelli e li unse con l’olio pregiato contenuto nell’alabastro (la cosa più preziosa che possedeva!). Gesù si fece toccare da quella donna, provocando così scandalo: questo perché vide un cuore pentito, sincero, che aveva toccato il fondo a causa del peccato ma che si era ravveduto…la febbre d’amore della donna era salita alle stelle (al contrario di quella di Simone)! Spesso noi non abbiamo abbastanza passione nel cuore e se esaminiamo la nostra conversione, la nostra febbre d’amore, possiamo accorgerci che questa è stata interrotta da quell’orgoglio spirituale che, come Simone, ci porta a sentirci “santi” e pronti a giudicare. Il vero cammino con Dio è invece un cammino fatto di umiltà! Quante insufficienze ci sono ancora nella nostra vita, con quanti limiti dobbiamo ancora confrontarci...Ciononostante non dobbiamo disperarci, dal momento che abbiamo un grande Salvatore e grande Dio! Perciò, dopo aver esaminato noi stessi, andiamo da Gesù, come la peccatrice, senza aver vergogna di piangere, rompiamo il “nostro alabastro”, offriamo a Lui la nostra vita e ciò che abbiamo di più prezioso, decidendo di amarlo e onorarlo tutti i giorni della nostra vita!
In questo brano vediamo come Gesù loda la donna che mostra tutti i segni del pentimento e del ravvedimento, a differenza di Simone che non riesce a comprendere che anche lui ha un debito, che anche lui dovrebbe gettarsi ai piedi di Gesù, mostrargli il suo amore, la sua riconoscenza. Purtroppo egli è accecato, ha perso la luce, giudica gli altri e non veglia sul proprio cuore.
Gesù amava e ama i peccatori, soprattutto quelli che riconoscono il loro peccato davanti a Dio.
Per molti ricevere la “luce” è una condanna, perché hanno un cuore orgoglioso e vanaglorioso; è necessario, invece, vegliare sull’orgoglio e sulla vanagloria, conservando l’umiltà come faro nella nostra vita, cercando di essere pronti a metterci in discussione e a vedere la trave che c’è nel nostro occhio, piuttosto che la pagliuzza dell’occhio dell’altro!
Chiediamo a Dio il dono del ravvedimento! C’è bisogno di ravvederci ogni giorno, di vedere i nostri limiti e mancanze e di essere pronti a rivolgerci a Lui, con lacrime, per ricevere la Sua Parola che dice “Va’, la tua fede ti ha salvato!”.
Facendo così la nostra febbre d’amore per Dio non smetterà mai di salire, perché è proprio questa passione che ci spinge a rompere il nostro “alabastro” e a donare la nostra vita al Signore. Tale passione si ha solo se si comprende in fondo ciò che Dio ha fatto e fa ogni giorno per noi: Lui usa ogni giorno misericordia verso noi! Noi non ci conosciamo veramente: a volte abbiamo paura di scrutarci dentro...ma Lui ci conosce nel profondo e ci ama veramente!
A volte scoprirsi miseri e nel fango può far male, ma può anche portarci più vicino a Dio, per cui chiediamo al Signore di far crescere in noi la passione per Lui e di farci ricordare quali debiti ci sono stati condonati, perché Lui perdona i nostri peccati e non li ricorda più! Siamo grati a Dio e trasformiamo questa gratitudine in riconoscenza e passione per il Suo Regno!
Gesù dopo essere stato unto dalla peccatrice, unse a sua volta il capo della donna perché Egli è un Dio che ama servire, pur essendo il Signore dei Signori e il Re dei Re…Lasciamoci purificare dal suo olio!
Chi è Gesù? Cosa è venuto a fare sulla terra?
Gesù è il Figlio di Dio, così si presenta nei vangeli; Egli è la seconda persona della Trinità; vero Dio e vero Uomo.
Egli è venuto sulla terra per inaugurare un Regno, non un regno umano, ma il Regno di Dio.
Se hai letto qualche volta i vangeli, o se hai visto qualche volta dei film a riguardo, sicuramente ti ricorderai che Gesù alla domanda di Ponzio Pilato rispose: “Si sono Re, ma il mio Regno non è di questo mondo…”.
Egli, poi, è venuto a chiamare una Chiesa (letteralmente “Ekklesia” che significa “Assemblea dei chiamati fuori”). Grazie a Dio, non ha formato la Chiesa Cattolica, o la Chiesa Evangelica, o la Chiesa Ortodossa, ma “La Chiesa”; come recita il Credo: “Una Santa, Cattolica (Universale), Apostolica…”!
Egli è poi venuto per farci conoscere il Padre! Gesù disse: “Chi ha visto Me, ha visto il Padre”, inoltre San Paolo definì Gesù come “l’immagine dell’invisibile Dio”.
È significativo il fatto che, l’unica preghiera insegnata da Gesù nei vangeli, sia il Padre nostro.
Egli invitava i discepoli a chiamare Dio “Abbà”, che, in aramaico, vuol dire Papà; ed a rivolgersi al Padre nel nome di Gesù.
Vedi quanti danni fa, alle volte, la religione!
In Italia, ad esempio, personalmente, credo che i cristiani, in genere, hanno nella loro opinione il pensiero che Dio Padre sia un Dio austero, che abita al di sopra delle nuvole e che non vuole avere un rapporto con noi e neanche vuole essere disturbato.
Invece no! Non è così!
C’è una canzone di Toto Cutugno “L’Italiano”, che dice queste testuali parole: “Buongiorno Italia, buongiorno Maria, con gli occhi pieni di malinconia, buongiorno Dio, lo sai che ci sono anch’io”. Io credo che, questa canzone, rispecchia la realtà degli Italiani in genere: una grande devozione per Maria, o per i Santi, accompagnata da una sottile rabbia verso Dio!
Se solo potessimo realmente ascoltare Maria e i Santi; se solo potessimo sentire le parole di Padre Pio, penso che queste ci direbbero:”Rivolgiti al Padre! Dai gloria a Dio Padre!”.
Basterebbe solo che ci aprissimo di più all’Amore di Dio, per sentirci riempiti e realizzati nel Suo amore!!
Il nostro Dio è un Padre che vuole avere relazione con noi, perchè ci ama come figli e siamo preziosi ai Suoi occhi; Gesù diceva che Dio sfama i passeri e riveste i gigli dei campi e quanto più si prende cura dei Suoi figli. Dobbiamo perciò imparare ad ascoltare di più la Sua voce e a riconoscere i segni della Sua presenza nella nostra vita!
Dio dove sei? Se Dio esiste veramente, perché permette il male?
Sovente sentiamo queste affermazioni e, se siamo onesti con noi stessi, dobbiamo ammetere che spesso anche noi pensiamo queste cose!
La risposta a questa domanda, la si deve cercare, non nel proprio cuore, ma nella Parola di Dio, perché, purtroppo, il nostro cuore è ingannevole.
È veramente Dio l’autore del male?
Certo Dio ha creato il mondo, ma il male NO!!!
Il male è entrato nel mondo per la conseguenza del peccato originale, a causa dei nostri progenitori Adamo ed Eva.
San Paolo nella lettera ai Romani scrive che tutto il creato geme ed è in travaglio; quindi si può dedurre che, persino le calamità naturali, sono conseguenza di questa disubbidienza.
Riguardo al male presente nel cuore dell’uomo, Gesù affermò nel vangelo di Marco: “Infatti è dall’intimo, dal cuore dell’uomo che escono tutti i pensieri cattivi, che portano al male: i peccati sessuali, i furti, gli assassinii, i tradimenti tra marito e moglie , la voglia di avere le cose degli altri, le malizie, gli imbrogli , le oscenità, l’ invidia, la maldicenza, la superbia, la stoltezza… ”, quindi la responsabilità di tutto questo, non è certamente da attribuirsi a Dio.
Alcuni possono affermare:”perché Dio non punisce all’istante coloro che commettono tali azioni?”. Il motivo è che, avendo lasciato il libero arbitrio, il Signore desidera che si ubbidisca per libera scelta alla Sua parola.
Dio non lascia il peccatore impunito, infatti, ci sarà un giorno in cui Egli giudicherà tutti gli uomini, condannando coloro che hanno commesso tali azioni, ad essere tormentati nell’inferno.
Dov’è Dio?
Non cercarlo esternamente; forse l’osservazione del creato, potrà aiutarti a conoscere alcuni aspetti della natura di Dio, come la Sua grandezza, la Sua intelligenza, la Sua maestosità, la Sua fantasia ecc… ,ma poi avrai bisogno di conoscerlo nell’intimo del tuo cuore.
Sant’Agostino poté affermare: "Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato. Ed ecco che tu stavi dentro di me ed io ero fuori e là ti cercavo" (dalle "Confessioni" di S.Agostino).
Il Signore parla spesso al cuore dell’uomo, ai suoi pensieri e può parlare anche attraverso i sogni, ma l'uomo non ci bada;
Nella parola di Dio è scritto che: “Egli parla in molti modi, però nessuno lo ascolta: in sogno, nelle visioni notturne, quando gli uomini sono immersi nel sonno, sdraiati sui loro letti. Così Dio si fa sentire e li spaventa con i suoi avvertimenti, per impedire che compiano il male e che vivano nell’orgoglio. Così li salva dalla fossa, risparmia la loro vita da morte violenta.” (Giobbe 33:14-18)
Se sei onesto con te stesso, qualche volta ti sarà capitato di fare un sogno, che magari hai attribuito al caso.
Dio c’è, ed è più vicino di quello che credi, vuole farsi conoscere dalla tua vita; digli solo poche parole, parlando a Lui come ad un amico, digli ad esempio:”Signore se esisti realmente, fatti conoscere dalla mia vita!”.
Lui verrà perché ha promesso: “Invocami, e Io ti risponderò e ti annunzierò cose grandi e impenetrabili che tu non conosci". (Geremia 33:3)
Come posso trovare Dio?
Dio è così grande che l’Universo non Lo può contenere, ciononostante ha scelto di abitare nel cuore di ogni uomo. Questo è possibile attraverso lo Spirito Santo di Dio; lo stesso Gesù, in procinto di tornare in cielo, promise ai discepoli che non li avrebbe mai lasciati soli, ma avrebbe mandato un “Consolatore” (lo Spirito Santo, appunto) che attraverso la Sua opera, nel cuore di ogni uomo, avrebbe reso possibile la comunione costante con Dio Padre e con Dio Figlio Gesù.
Non so se avete mai riflettuto sull’importanza di avere lo Spirito del Signore dentro: la Bibbia lo chiama “il dono ineffabile”, è un dono cosi prezioso avere questo Dio e questa presenza dentro! Lo Spirito Santo ci da tutto: ci riempie di gioia, di vita, ecc…Sempre che riusciamo ad avere un rapporto con Lui; spesso, infatti, la religione diventa semplice formalismo e perde la sua reale sostanza, così, invece di avvicinare le persone al Signore, le allontana.
A pensarci bene è come avere una grande risorsa, un grande fiume dentro, una grande sorgente e poi morire di sete perché non si sa come fare ad attingere l’acqua.
Dentro la vita di ogni cristiano c’è Dio! C’è un pozzo ricco di acqua fresca e viva che non finisce mai che può dissetare la sete di ogni uomo.
Eppure in giro notiamo depressione, tristezza, crisi…ma cos è che fa rimanere gioiosi e tranquilli i cristiani, ad esempio nel terzo mondo, con tutti i loro disagi? La loro ricchezza è che nella povertà ricercano Dio con tutto il cuore…e lo trovano!
Il padre del metodismo J. Wesley parlava della presenza di Dio nel cuore e diceva di aver sentito “il cuore stranamente riscaldato”…Come l’affetto di una persona cara ci circonda di calore e consolazione, così pur non vedendo Dio fisicamente, rivolgendoci a Lui sentiamo delle sensazioni di pace e consolazione, perché Dio è pace e amore.
E’ importante però capire che Dio non è una sensazione, Egli è una persona!
La chiave per arrivare a lui è in Ebrei 11:6 “Or senza fede è impossibile piacergli; poiché chi si accosta a Dio deve credere che egli è, e che ricompensa tutti quelli che lo cercano.”, è solo attraverso la fede che si può incontrare Dio. La fede non è contraria alla ragione, ma molti non riescono ad incontrare Dio perché sbagliano il “terreno” di incontro: attraverso la Parola di Dio, infatti, scopriamo che la presenza di Dio si incontra nel terreno della fede: è lì che si conosce Dio!
In conclusione, Dio vuole avere un rapporto più intimo con il credente. Gesù Cristo è risorto, ha vinto la morte ed è vivente, può parlare, consolare e incoraggiare; possiamo avere una relazione con il Signore che ci ha salvato ed è l’unico a poter colmare questa sete di Dio che c’è dentro di noi.
Nel nostro cuore, come diceva S. Agostino, c’è “un vuoto che è a forma di Dio” e solo Dio lo può colmare.
Chiudendo gli occhi fisici e aprendo quelli spirituali e della fede, riusciamo a vedere e a sentire la sua presenza nella nostra vita.
Dobbiamo avere il desiderio di incontrare il Signore non in modo formale: se stiamo davanti a Dio aprendo il cuore e parlandogli come ad un amico scopriremo un rapporto migliore con il nostro Padre.
Anche tu puoi fare questa esperienza e sperimentare quello che diceva Gesù: “Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta e, chiusa la porta, rivolgi la preghiera al Padre tuo che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa.”
(Mt. 6:6)